Arte e fotografia: storia d’amore e odio

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Arte e fotografia: storia d’amore e odio

 

La fotografia ormai e diventata uno strumento molto potente per conoscere il mondo.

Anche quei pittori che avevano messo in dubbio il suo valore come opera d’arte, non esitarono a servirsene per il proprio lavoro. Prima di tutto con essa non avevano più bisogno di avere davanti a sé una persona in carne e ossa per eseguirne il ritratto, in questo modo si risparmiava anche sui tempi di posa dei modelli. Secondo, la fotografia restituiva particolari che l’occhio umano non riusciva a percepire.

Ingres fece largo uso della fotografia per realizzare i suoi meravigliosi ritratti, 

ma anche pittori meno attenti al dettaglio come Delacroix o Manet, si servirono di questo mezzo. Nell’opera “Il bar alle folies Bergere” di quest’ultimo (foto in copertina), per esempio, si vede una figura maschile in parte tagliata che rende più realistica la scena ma che un pittore tradizionale non avrebbe mai dipinto se la fotografia non avesse “sdoganato” questo tipo di inquadrature.

Gli esperimenti di Nadar (nel cui studio si tenne la prima mostra impressionista) di fotografie scattate dall’alto a bordo di una mongolfiera, suggerirono agli artisti prospettive e punti di vista fino ad allora sconosciuti. Da qui nacquero i celebri dipinti dei boulevard parigini.

L’occhio umano, per quanto sano e allenato, non potrà mai competere con il mezzo tecnologico della fotografia.
Fino alla metà dell’Ottocento era convinzione comune che i cavalli galoppassero sollevando tutte le quattro zampe contemporaneamente da terra, tanto è vero che esistono una serie di dipinti, anche realizzati da grandi artisti, che lo dimostrano.

Il governatore della California, scommise con alcuni facoltosi amici che il cavallo rimanesse totalmente sospeso in un momento diverso da quello di massima estensione e incaricò il fotografo inglese EadwardMuybridge di cercarne la prova inconfutabile. Muybridge, nel 1978, posizionò ai bordi di una pista 24 fotocamere che vennero azionate da un filo rotto dal passaggio di un cavallo al galoppo.

In questo modo riuscì a cogliere tutti i suoi movimenti e a dimostrare l’errore di valutazione che si era protratto fino ad allora: gli zoccoli del cavallo si sollevano dal terreno contemporaneamente solo nel momento di compressione.

Il dottor Etienne Jules Marey andò addirittura oltre e qualche anno dopo inventò il  cronofotografo , uno strumento attraverso il quale riuscì a registrare in un’unica immagine e su un’unica lastra fotografica le varie posizioni di un oggetto in movimento.

Nel frattempo i progressi della nuova invenzione correvano alla velocità della luce e grazie alla Kodak la macchina fotografica fu presto alla portata di tutti.

Sempre più artisti iniziarono a utilizzarla e non più semplicemente come mezzo accessorio. Picasso per esempio inserirà fotografie all’interno dei suoi collage.

Ma sono i Dadaisti gli artisti che più di tutti ne sfruttano le potenzialità, assemblando nei loro fotomontaggi varie immagini prelevate dalla realtà o dai giornali. La fotografia assurge così al ruolo di opera d’arte e allora anche i fotografi devono confrontarsi con i pittori.

La nascita della fotografia è quindi un fattore cruciale di cui dobbiamo sempre tenere conto quando ci avviciniamo a un’opera d’arte che non ci dà la possibilità di esclamare “Sembra vero!

Da sempre arte e fotografia si sono guardate da vicino e ognuna ha influenzato l’altra in modi sempre diversi. Ci sono artisti (i cosi detti iperrealisti) che tentano di dipingere con una tale maniacale attenzione al dettaglio da far sembrare le loro opere delle fotografie. Ci sono fotografi, per esempio Gregory Crewdson, che allestiscono il set, giocano con le luci e lavorano in post produzione ottenendo delle fantastiche immagini che sembrano dipinti.

Le influenze reciproche sono davvero parecchie: soggetti, angoli di inquadratura, sfocatura delle immagini. Chi ha vinto e chi ha perso ? Certo per quanto riguarda la comunicazione di massa la fotografia è l’assoluta vincitrice: quale capo di governo oggi poserebbe per un ritratto ? Le immagini televisive hanno occupato il posto e la funzione di celebrare la grandezza di un uomo che una volta spettava al pittore.

Persa questa battaglia, all’artista non è rimasto altro da fare che sfidare la macchina fotografica in un campo dove lei non poteva arrivare: la “Rappresentazione dell’invisibile”.

Ma da quel momento in poi, davanti a un quadro non è stato più possibile esclamare “Sembra vero!

Secondo te cosa è davvero arte ?

2017-12-05T18:28:44+00:00

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