Io e la mia macchina fotografica alle “Svalbard”  

//Io e la mia macchina fotografica alle “Svalbard”  

Io e la mia macchina fotografica alle “Svalbard”  

Io e la mia macchina fotografica questo giro non siamo in giro per matrimoni , battesimi ,eventi , shooting fotografici ma siamo stati alle “Svalbard” ,  

Un viaggio che mi terrò stretto nel cuore per vari motivi ,arrivato da un’estate bella intensa, una sera di agosto mi si propone di andare in questa Isola che sinceramente non ne conoscevo nemmeno l’esistenza , forse l’incoscienza , la curiosità ,la compagnia non ci ho pensato nemmeno un secondo a dire….Ci Sono !!!

Arrivati alle Svalbard la prima cosa che capisci e che ti trovi veramente distante da tutto e che sopratutto qui con gli Orsi Polari non si scherza per nulla.

Su ciascuna delle due porte di vetro dell’ufficio postale di Longyearbyen spiccano due grandi adesivi dal messaggio inequivocabile: proibito introdurre pistole e fucili. Siamo nella capitale delle Svalbard che in norvegese significa “Costa fredda”, un arcipelago nel mar glaciale Artico appartenente alla Norvegia, Ufficialmente siamo al 78 Parallelo a metà strada tra la Penisola scandinava e il Polo Nord. Avere un’arma da fuoco non è un optional e i segnali stradali di pericolo con l’orso all’interno di un triangolo rosso non sono una trovata folkloristica. Sulle isole ci sono infatti più orsi bianchi, circa 3 mila secondo un censimento del Norsk Polarinstitutt, l’istituto polare norvegese, che esseri umani (2.614).

Da metà novembre a metà gennaio qui non c’è differenza alcuna fra mezzogiorno e mezzanotte: è la grande profonda Notte Polare.

La stagione in cui i cacciatori di animali da pelliccia si ammalavano e morivano di scorbuto. Mancanza di vitamina C, di carne cruda, di luce e soprattutto di “cuore”. Inesorabilmente le gambe si impigrivano, gonfiavano e infiacchivano fino a irrigidersi nella morte.

Quante storie che si confondono nella leggenda testimoniano di un istinto alla vita che solo qui possono essere vissuti nel loro purismo.


Sono tante le motivazioni che spingono un uomo a fermarsi qui. La sfida con se stesso. La voglia di imparare ogni giorno cose nuove per adattarsi sempre meglio a un posto che comunque rimarrà inospitale e inadatto all’essere umano. L’amore per il silenzio e gli spazi vuoti. La solitudine interrotta solo da incontri con altri uomini soli.


Stare alle Svalbard anche solo per pochi giorni è un’esperienza spirituale, di contemplazione, di meditazione. I contorni netti, spogli di vegetazione, animali o abitazioni, che si stagliano nella luce filtrata dalle nuvole o nell’azzurro di un cielo subitamente terso ispirano pensieri limpidi.

Le brume artiche che si addensano e svuotano di contenuto le figure, lasciando loro solo i contorni, come nei disegni di un libro illustrato per bambini, confondono le nostre certezze, annebbiano le realtà che ci portiamo appresso e ci richiamano a una parola risplendente di luce: adagio.

 

Le montagne sono tronchi di cono con superfici scavate e scolpite dal vento e dalle acque. Sono montagne madri, solenni nel loro silenzio. I ghiacci si sciolgono e riformano per secoli fino a far esplodere le rocce.

350 milioni di anni fa le Svalbard erano all’equatore e tra le loro foreste viveva il dinosauro più grosso del mondo. Oggi le morene eruttano fossili a migliaia: impronte di foglie, ramoscelli appoggiati su una terra poi pietrificatasi.

È la luce che cambia veramente ciò che i nostri occhi percepiscono in questo luogo. I paesaggi non sono mozzafiato, ma i colori, le ombre, le sfumature tra le pieghe delle montagne o le increspature dell’acqua del mare mutano in simbiosi con la luce che gioca con quanto accade nel cielo. Il mare può passare dal grigio perla al marrone torbido, dal verde agata muschiata al blu cobalto o all’azzurro carta da zucchero solo per effetto dei raggi del sole che si intrufolano tra le nubi.

E capita che uno di questi Orsi Polari possa spingersi fino in città in cerca di cibo.

Le autorità incoraggiano chi va in giro da solo a non allontanarsi senza un fucile. Lo scorso agosto, la polizia ha abbattuto un orso maschio, magro e affamato, che si aggirava vicino a una stazione meteorologica.

Secondo alcuni studiosi lo scioglimento dei ghiacci renderà sempre più difficile per gli orsi cacciare le foche, costringendoli a passare più tempo sulla terra ferma, in prossimità dell’uomo.
Gli orsi polari sono una specie protetta e chiunque ne abbatta uno viene indagato dalla polizia per stabilire se si sia trattato di legittima difesa.

Per prima cosa, bisogna cercare di spaventarli “urlando, battendo le mani e accendendo il motore della motoslitta”, come spiega una brochure per i turisti.

Poi, si deve sparare a salve. Ma se l’orso attacca, si deve sparare per uccidere. E per farlo, serve un fucile da caccia di grosso calibro.

Tutti tengono le porte di casa sempre aperte e i fucili si usano soltanto per cacciare e per difendersi.

Ma Orsi o non Orsi mi sono promesso che in questa Isola ci ritornerò .

https://www.facebook.com/pg/FotoPeter-494195894045256/photos/?tab=album&album_id=1101149136683259

 

 

2017-11-23T19:39:39+00:00

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